Iran verso post-sanzioni

A seguito dell'accordo nucleare tra l'Iran e i paesi occidentali nel 14 luglio 2015 si è creata una situazione surreale. All'interno del paese, il popolo iraniano finalmente può vedere la luce in fondo al tunnel e dall'altra parte i paesi che fino a pochi mesi prima sostenevano le sanzioni adesso stanno facendo la fila per entrare in Iran.

 

L'economia iraniana è stata colpita dall'embargo proprio sui tre fronti principali:

  • il settore energetico

  • il sistema bancario

  • il sistema di trasporto

Ognuno di questi assieme ad altre tipologie delle sanzioni hanno creato delle conseguenze negative sull'economia del paese e naturalmente hanno causato dei problemi anche per la popolazione quindi affermare che l'obiettivo delle sanzioni era colpire solo il governo iraniano e non il popolo, non ha corrisposto alla verità.

Tanti importatori iraniani si sono trovati in difficoltà per pagare il loro debito alle società estere e hanno dovuto ricorrere alle vie alternative con un maggiore costo e rischio. Tanti studenti iraniani che studiavano all'estero hanno dovuto lasciare gli studi perché non potevano ricevere i soldi dall'Iran oppure la debolezza della valuta nazionale nei confronti di dollaro ed euro aveva reso impossibile un sostengo da parte dei genitori. Il paese avendo in corso una riforma di sussidio non aveva le risorse sufficienti per investire nei settori chiavi dell'economia.

Durante le sanzioni internazionali abbiamo registrato un significativo cambiamento nella distribuzione geografica delle importazione nel paese. Mentre nel 2005, un anno prima di un graduale intensificazione delle sanzioni, l'UE possedeva una quota del 40% dall'importazione dell'Iran nell'anno 1393 ( dal 21/03/2014 al 20/03/2015) questa quota si è registrata pari al 14%. L'Italia in quanto uno dei partner affidabili dell'Iran, nel 2005, aveva una quota del 6,2% mentre adesso si ferma alla quota del 1,7% quindi bisogna fare tanto sforzo per recuperare la quota che le aziende italiane hanno perso durante le sanzioni internazionali.

In assenza dei paesi europei nell'economia iraniana, i paesi del Medio Oriente e in generale l'Asia hanno aumentato la loro quota aiutando l'Iran ad aggirare le sanzioni. Nel 1393 ( dal 21/03/2014 al 20/03/2015) la loro quota di esportazione è arrivata al 70%.

 

L'esperienza dell'embargo

L'esperienza dell'embargo ha messo in evidenza le fragilità di un'economia che per anni ha affidato il suo destino alle provenienze del petrolio. Un sistema del genere può vedersi beneficiato quando il prezzo del petrolio è alto per esempio, nel 2008 il prezzo del petrolio ha raggiunto i livelli di 140$ al barile però il governo di Ahmadinejad li ha spesi per una maggiore importazione piuttosto che investimento nelle infrastrutture. Dall'altra parte lo stesso sistema diventa vulnerabile in una situazione attuale dove il prezzo del petrolio è sceso fino ai 40$ al barile. Il governo Rohani deve affrontare le spese pubbliche con meno risorse. Per questo, l'accordo di Vienna è molto importante e nonostante il fatto che le forze politiche radicali in Iran vogliono uno scontro con l'occidente, il governo Rohani porterà avanti gli impegni presi nell'accordo del 14 luglio 2015.

Adesso Iran sta puntando sul rafforzamento dell'industria e la sua modernizzazione insieme alle riforme che facilitano gli investimenti esteri e l'aumento delle entrate fiscali.

In tal modo il paese riesce a diminuire col tempo la dipendenza dell'economa dalle provenienze del petrolio. E' chiaro che un obiettivo a questa scala non è raggiungibile nei tempi brevi e ci vogliono anni. L'esperienza dell'embargo ha fatto sì che la guida suprema l'Ayatollah Ali Khamenei nei suoi discorsi degli ultimi anni abbia sottolineato una tipologia di economia cosiddetta “Economia di resistenza”. In un'economia del genere, la produzione nazionale deve essere rafforzata e la dipendenza dall'estero deve essere diminuita. Sono sicuramente gli obiettivi ambiziosi solo che ci sono dei problemi culturali e strutturali che ostacolano il raggiungimento di tale obiettivo. Per esempio:

  • I consumatori iraniani gradiscono i prodotti stranieri e non il Made in Iran.

  • Tanti settori economici hanno bisogno di un rinnovamento e l'accesso alle nuove tecnologie

  • Allo stato attuale non ci sono le risorse sufficienti per investire

  • Lo stato ha un peso enorme sull'economia dell'Iran

 

Il programma di sviluppo quinquennale

Considerando le grandi opportunità che verranno create con la rimozione delle sanzioni, il paese cerca di rinnovare il suo tessuto economico specificamente quello del settore industriale attraverso il trasferimento del Know-how dall'estero ed attirare i maggiori investimenti nei settori chiavi. In tal modo le prospettive post-sanzioni possono essere considerate assai positive per l'economia dell'Iran.

A questo proposito il governo Rohani nel suo nuovo programma di sviluppo quinquennale 1394 – 1399 (21 marzo 2015 – 20 marzo 2020) prevede una maggiore attenzione per i seguenti settori:

  • Olio e Gas : questo settore è il primo settore beneficiario dalla rimozione sanzioni. Il governo prevede che nei prossimi 4-6 anni ci sia un investimento di 180 – 250 miliardi di dollari.

  • Petrolchimico: L'Iran punta ad aumentare la sua capacità produttiva e la sua esportazione verso l'Europa per circa 5 milioni di tonnellate di prodotti petrolchimici.

  • Automotive: è la seconda industria del paese. Il governo ha degli obiettivi ambiziosi per questo settore. In effetti vuole che la produzione aumentasse ai 2 milioni di veicoli all'anno così il paese nel corso degli anni 2016 – 2018 può diventare l'ottavo produttore dell'auto al mondo. Inoltre ci sono diverse trattative in corso per costruire le nuove Joint Venture tra Iran Khodro e Saipa da una parte ed altre case automobilistiche come Peugeat – Fiat – Kia- Hyundai – Volkswagen – Renault dall'altra parte.

  • Siderurgia e Metallurgia: il paese è il 14° produttore di acciaio al mondo con la capacità di produzione pari ai 22 milioni di tonnellate . Il governo ha l'intenzione di aumentare l'investimento in questo settore per raggiungere una capacità produttiva di 55 milioni di tonnellate nei prossimi 10 anni.

  • Agroalimentare,Edilizia e Trasporto , Ambiente e energie rinnovabili: sono altri settori in cui il governo iraniano ha l'intenzione di intervenire.

Tuttavia, l'Iran ha tutte le carte in regola per crescere economicamente. Il paese possiede una posizione geografica strategica, una popolazione giovanile e in più ci sono 7 zone franche e più di 20 zone economiche speciali che offrono tanti incentivi agli investitori esteri. Il governo iraniano tramite diverse misure adottate cerca di cambiare l'economia del paese e spingerla verso un'economia più industrializzata, un'economia capace di esportare sempre di più i prodotti non petroliferi.

Bisogna ricordare che ancora all'interno del paese una parte della politica è contraria a qualsiasi l'apertura e cercano di ostacolare il lavoro del governo. Il governo Rohani spera che nelle prossime elezioni del parlamento del 26 febbraio 2016 si cambia la composizione delle forze politiche nel parlamento a favore del suo governo.

Intanto tutti sono in attesa dell'implementation day, il giorno dell'applicazione degli accordi ( probabilmente a metà di Gennaio 2016) , il giorno in cui le sanzioni economiche saranno rimosse, le delegazioni commerciali di vari paesi continuano ad andare in Iran in cerca di accordi di collaborazione. Per vedere quanti di questi accordi si trasformano in reali affari dobbiamo aspettare ancora qualche mese. L'unica cosa certa è che per avere un business di successo bisogna presentare le offerte di collaborazione in Iran considerando le esigenze del paese.

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